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Chris Cornell e il sound di Seattle

Scritto da Fascino Rock Maggio 19, 2017
Chris Cornell e il sound di Seattle

Perchè la notizia della morte di Chris Cornell ha devastato i miei coetanei e me per prima? 

La sua morte ci ha fatto molto male. Il 18 maggio è anche l’anniversario del suicidio di Ian Curtis dei Joy Division.

 

Il sound di Seattle

I benpensanti stanno puntando il dito su abusi di alcool e droga. Loro che sono la causa delle canzoni scritte dai Soundgarden e dai gruppi del Seattle sound.  

Non lo voglio chiamare grunge. I Soundgraden, i Pearl Jam, gli Alice in Chains, i Nirvana, gli Stone Temple Pilot, i Green River, i Mudhoney e i Mother Love Bone sono e restano il sound di Seattle. Il grunge è solo un’etichetta.

Chris Cornell e il sound di Seattle

 

Perchè il suicidio di Chris Cornell ci ha devastato?

Perché siamo la generazione nata durante il punk e troppo piccoli per ascoltarlo in diretta. I nostri genitori hanno avuto i Led Zeppelin, i nostri fratelli il punk.  

Noi abbiamo vissuto in prima persona il sound di Seattle. 

Abbiamo iniziato con le cassette registrate per capire cosa stava succedendo oltreoceano. Abbiamo preso consapevolezza di chi eravamo davvero grazie a quella musica e a i loro testi.

Il primo incontro con i Soundgarden per me è stato in un pomeriggio di maggio. Con una compilation registrata su cassetta dal mio amico dai capelli lunghi e la camicia a quadri.

Non avevamo Youtube e i siti di streaming. Per capire come suonavano le band delle recensioni dovevi comprati l’album o ascoltare alcuni programmi radio come Planet Rock.

Negli anni Novanta se cercavi la consapevolezza attraverso la musica la trovavi nei negozi di dischi . Oppure tra gli amici che andavano fuori e portavano le novità.

È questa  la differenza con i ragazzi di oggi. Quella ricerca ti faceva amare in modo assoluto le tue band. Litigavi con i fighetti con gli abiti firmati che andavano in discoteca.

Quelli che a quei tempi ti consideravano solo un emarginato con gli anfibi e la camicia a quadrettoni perché ci credevi davvero. E  ora sono i portatori di anafalbetismo disfunzionale, quelli che credono alle bufale e pubblicano i buongggiornissimo kaffè, per intenderci.

Il sound di Seattle raccontava di disagio, di ragazzi che soffrivano, di ribellione, di attivismo sociale e politico. Ci ha dato la possibilità di crescere e di diventare quello che volevamo. O almeno di provarci.

 

Chris Cornell e il sound di Seattle

 

Chi era Chris Cornell

Chris Cornell era il fratello maggiore, il coinquilino di Andy Wood, il cantante dei Mother Love Bone, era il deus ex machina della nascita dei Pearl Jam attraverso i Temple of Dog.

Era il ragazzo figo che cantava a torso nudo sul palco che faceva innamorare le ragazze. Ma soprattutto era un’artista sensibile e pieno di compassione. Si deve a lui l’album postumo di Jeff Buckley.

Anche dopo che  l’orgia mediatica sul sound di Seattle si è calmata, Chris era lì. Aveva avuto problemi con la voce ma cantava con gli Audioslave. I loro album  sono tutti delle perle e la reunion dei Soundgarden ha fatto discutere. Aveva inciso album da solista. Il suo ultimo album è un gioiellino che ascolteremo per sempre.

Il sound di Seattle gli deve molto. Tutta una generazione gli deve molto. Io gli devo molto. La sua morte ci fa male  più delle altre perché a 52 anni hai ancora tanto da dire.

C’è chi sta parlando della maledizione degli artisti di Seattle. Non c’è nessuna maledizione, si chiama coerenza. E questo ci fa male ancora di più.

Il sound di Seattle lo può capire solo chi lo ha vissuto e lo può raccontare agli altri. La musica è un ciclo continuo.

Le band di Seattle hanno frullato tanti stili diversi e ci hanno regalato questo suono inconfondibile e variegato. Ci sarà un’altra generazione che farà lo stesso con loro. E una nuova generazione vivrà altri tempi d’oro.

È la promessa della musica.

Chris Cornell e il sound di Seattle

 

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